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	<title type="text">Rassegna Stampa</title>
	<subtitle type="text">Associazione Nazionale Alpini - Sezione di Bergamo</subtitle>
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	<updated>2016-01-13T16:02:48Z</updated>
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		<title>«Grazie alpini per Torino - Ora festa al 90°»</title>
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		<published>2011-05-31T13:39:09Z</published>
		<updated>2011-05-31T13:39:09Z</updated>
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		<author>
			<name>Rassegna Stampa</name>
		<email>roberto.bellavita@anabg.it</email>
		</author>
		<summary type="html">&lt;h2&gt;
	«Sento il bisogno di ringraziare tutti gli alpini bergamaschi che a Torino hanno sfilato così numerosi».&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	A parlare è il presidente sezionale dell'Ana Antonio Sarti pienamente soddisfatto di come le proprie penne nere hanno partecipato all'adunata nazionale. «Solo rivendendo le immagini della sfilata mi sono reso conto della compostezza e serietà dei gruppi bergamaschi che non hanno voluto mancare l'appuntamento torinese. Sono certo che saranno ancora più numerosi a settembre per il nostro importante anniversario sezionale».&lt;br /&gt;
	Gli alpini bergamaschi si sono da poco lasciati alle spalle l'adunata nazionale a Torino e già riprendono a lavorare perché tutto sia perfetto per l'appuntamento di settembre con il novantesimo anniversario sezionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;
	&lt;img alt=&quot;alt&quot; class=&quot;caption&quot; src=&quot;http://sede.anabg.it/images/stories/RassegnaStampa/antonio sarti.jpg&quot; title=&quot;Antonio Sarti, il presidente degli alpini della sezione di Bergamo&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;Da Bergamo a Torino&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
	«C'è un filo rosso che unisce l'ormai mitica adunata a Bergamo dello scorso anno, quella a Torino e i prossimi festeggiamenti della sezione &amp;ndash; spiega Antonio Sarti &amp;ndash;. A Torino ho avuto conferma che i rapporti stretti con molti gruppi in occasione dell'adunata nella nostra città hanno creato amicizie e veri e propri gemellaggi in tutta Italia». Un altro frutto dell'esperienza del 2010 è stato l'avvicinamento di molti «nuovi» alpini alla sezione: «Si tratta soprattutto di giovani penne nere che hanno hanno capito che è bello mettersi il cappello in testa. Questo amore ed entusiasmo si rivivrà per il 90°». La speranza della sezione è che le 680 nuove iscrizioni all'Ana portino linfa vitale e costituiscano un ricambio generazionale.&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;I giovani volontari alpini&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
	Ulteriore ragione di speranza risiede per i «veci» nei giovani che si arruolano come volontari nell'esercito. L'attenzione a questi soldati bergamaschi è molto alta, tanto che la sezione ha affidato al consigliere Natale Bertuletti l'incarico di mantenere i rapporti con il comando delle truppe alpine: «Non è facile raccogliere queste informazioni, perché i comandi non possono fornirle. Ci siamo quindi appellati ai gruppi perché ci indichino i ragazzi che sanno essere partiti. Il nostro desiderio è quello di conoscerli, seguirli ed iscriverli all'Ana». Sono 42 i giovani bergamaschi individuati da Bertuletti ed attualmente in servizio, tra loro 8 ragazze. «Li inviteremo certamente alle manifestazioni per il 90° con l'auspicio che possano sfilare con noi in divisa».&lt;br /&gt;
	I rapporti dei reggimento alpini con la città sono molto buoni, anche grazie all'operazione «Strade sicure» che ha visto la presenza degli alpini del 5°, prossimamente sostituito dal 7° di stanza a Belluno. Certamente sono in aumento le richieste da parte di giovani bergamaschi di entrare nelle truppe alpini: «Possiamo dire che la motivazione legata al desiderio di continuare una tradizione alpina è reale, solo che i giovani del Nord appaiono assumere un atteggiamento timido durante la selezione» dice Bertuletti. Per questo la sezione ha ottenuto di poter dare qualche indicazione agli aspiranti quando si presentano per i test a Brescia. Ancora una volta i «veci» alpini si offrono come guida per i futuri «bocia» perché la tradizione alpina della terra bergamasca possa continuare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
	Laura Arnoldi - L'Eco di Bergamo 24/05/2011&lt;/p&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;h2&gt;
	«Sento il bisogno di ringraziare tutti gli alpini bergamaschi che a Torino hanno sfilato così numerosi».&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	A parlare è il presidente sezionale dell'Ana Antonio Sarti pienamente soddisfatto di come le proprie penne nere hanno partecipato all'adunata nazionale. «Solo rivendendo le immagini della sfilata mi sono reso conto della compostezza e serietà dei gruppi bergamaschi che non hanno voluto mancare l'appuntamento torinese. Sono certo che saranno ancora più numerosi a settembre per il nostro importante anniversario sezionale».&lt;br /&gt;
	Gli alpini bergamaschi si sono da poco lasciati alle spalle l'adunata nazionale a Torino e già riprendono a lavorare perché tutto sia perfetto per l'appuntamento di settembre con il novantesimo anniversario sezionale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;
	&lt;img alt=&quot;alt&quot; class=&quot;caption&quot; src=&quot;http://sede.anabg.it/images/stories/RassegnaStampa/antonio sarti.jpg&quot; title=&quot;Antonio Sarti, il presidente degli alpini della sezione di Bergamo&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;Da Bergamo a Torino&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
	«C'è un filo rosso che unisce l'ormai mitica adunata a Bergamo dello scorso anno, quella a Torino e i prossimi festeggiamenti della sezione &amp;ndash; spiega Antonio Sarti &amp;ndash;. A Torino ho avuto conferma che i rapporti stretti con molti gruppi in occasione dell'adunata nella nostra città hanno creato amicizie e veri e propri gemellaggi in tutta Italia». Un altro frutto dell'esperienza del 2010 è stato l'avvicinamento di molti «nuovi» alpini alla sezione: «Si tratta soprattutto di giovani penne nere che hanno hanno capito che è bello mettersi il cappello in testa. Questo amore ed entusiasmo si rivivrà per il 90°». La speranza della sezione è che le 680 nuove iscrizioni all'Ana portino linfa vitale e costituiscano un ricambio generazionale.&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;I giovani volontari alpini&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
	Ulteriore ragione di speranza risiede per i «veci» nei giovani che si arruolano come volontari nell'esercito. L'attenzione a questi soldati bergamaschi è molto alta, tanto che la sezione ha affidato al consigliere Natale Bertuletti l'incarico di mantenere i rapporti con il comando delle truppe alpine: «Non è facile raccogliere queste informazioni, perché i comandi non possono fornirle. Ci siamo quindi appellati ai gruppi perché ci indichino i ragazzi che sanno essere partiti. Il nostro desiderio è quello di conoscerli, seguirli ed iscriverli all'Ana». Sono 42 i giovani bergamaschi individuati da Bertuletti ed attualmente in servizio, tra loro 8 ragazze. «Li inviteremo certamente alle manifestazioni per il 90° con l'auspicio che possano sfilare con noi in divisa».&lt;br /&gt;
	I rapporti dei reggimento alpini con la città sono molto buoni, anche grazie all'operazione «Strade sicure» che ha visto la presenza degli alpini del 5°, prossimamente sostituito dal 7° di stanza a Belluno. Certamente sono in aumento le richieste da parte di giovani bergamaschi di entrare nelle truppe alpini: «Possiamo dire che la motivazione legata al desiderio di continuare una tradizione alpina è reale, solo che i giovani del Nord appaiono assumere un atteggiamento timido durante la selezione» dice Bertuletti. Per questo la sezione ha ottenuto di poter dare qualche indicazione agli aspiranti quando si presentano per i test a Brescia. Ancora una volta i «veci» alpini si offrono come guida per i futuri «bocia» perché la tradizione alpina della terra bergamasca possa continuare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
	Laura Arnoldi - L'Eco di Bergamo 24/05/2011&lt;/p&gt;</content>
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	<entry>
		<title>I commenti sull'adunata di Torino - Chi parla male di noi alpini forse non sa chi siamo davvero</title>
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		<published>2011-05-24T15:32:24Z</published>
		<updated>2011-05-24T15:32:24Z</updated>
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		<author>
			<name>Rassegna Stampa</name>
		<email>roberto.bellavita@anabg.it</email>
		</author>
		<summary type="html">&lt;p&gt;
	Caro direttore, scrivo questa lettera dopo essermi imbattuto in un articolo di giornale edito a Torino nei giorni seguenti la nostra adunata. Leggendo questo articolo sono sobbalzato sulla sedia, possibile che a Torino noi alpini ci siamo comportati così male? Cosa sta succedendo, mentre tutti ci indicano come esempio di pulizia morale e simbolo di sicurezza, a qualcuno destiamo un simile sentimento di «odio e repulsione»?&lt;br /&gt;
	Il giornalista titola il suo articolo così: «Torino è libera dagli alpini» e già qui inizio a sgranare gli occhi; nell'articolo si parla di noi alpini come fossimo stati un'orda di barbari che ha invaso la storica città dell'Unità d'Italia, ci presenta come «buffi soldatini» e poi chiude con il colpo di maestro definendoci «un corpo militare formato da allegri e apparentemente innocui &quot;ciucatun&quot;». Per coloro che vogliono capire il tono ecco un breve (ma pesante) passo dello scribacchino torinese (articolo tratto da «Nuova società» di Torino, diretto da Diego Novelli, a firma Luigi Nervo, on line lunedì 9 maggio sul sito http://www.nuovasocieta.it/torino/26536-torino-e-liberadagli-alpini.html): «Per molte ragazzine questi buffi soldatini con la penna in testa vengono considerati &quot;teneri&quot;. Fanno simpatia per la loro allegria contagiosa e la fiaschetta di vino che portano sempre con loro. Forse non sono così teneri agli occhi dei bambini iracheni o afghani impauriti dai fucili quando sono entrati nei loro Paesi insieme alla coalizione internazionale per combattere la guerra degli Stati Uniti. Tutto viene dimenticato insieme ad una &quot;buta&quot; di vino e un po' di grappa fatta in casa. Una festa per rendere onore agli alpini con le menti annebbiate dall'alcol e dalla propaganda. Le stesse persone che sorridevano vedendo questi uomini scampanellare sulle loro biciclette bardate con ogni tipo di bandiera e di vessillo telefonavano ai numeri d'emergenza per contestare dei comportamenti molesti e maleducati dei &quot;veci&quot; e dei &quot;bocia&quot;. Solo alla centrale dei carabinieri sono arrivate più di quattromila chiamate. Nessun fatto grave, ma tanti piccoli episodi di inciviltà. Trattori che circolavano contromano nelle principali arterie cittadine, grigliate nei cortili delle abitazioni, schiamazzi e canti nel cuore della notte, ubriachi molesti che sbucavano da ogni angolo».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;
	&lt;img alt=&quot;alt&quot; src=&quot;http://sede.anabg.it/images/stories/RassegnaStampa/torino 2.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	Ammetto che in Italia essendoci libertà di pensiero e di stampa si può scrivere e dire di tutto, ma forse a questo «scribacchino torinese» sarebbe meglio regalare una copia del libro verde degli alpini, invitandolo a «lavorare» al fianco degli alpini e della loro protezione civile, o più sinceramente lo manderei a fare il corrispondente dall'Afghanistan in mezzo ad un reggimento alpini.&lt;br /&gt;
	Chiudo con il classico saluto, che dopo aver letto quanto sopra diventa un urlo: «W gli alpini».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;strong&gt;Armando Vaghi - &lt;/strong&gt;Trescore Balneario&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
	L'Eco di Bergamo 14/05/2011&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;p&gt;
	Caro direttore, scrivo questa lettera dopo essermi imbattuto in un articolo di giornale edito a Torino nei giorni seguenti la nostra adunata. Leggendo questo articolo sono sobbalzato sulla sedia, possibile che a Torino noi alpini ci siamo comportati così male? Cosa sta succedendo, mentre tutti ci indicano come esempio di pulizia morale e simbolo di sicurezza, a qualcuno destiamo un simile sentimento di «odio e repulsione»?&lt;br /&gt;
	Il giornalista titola il suo articolo così: «Torino è libera dagli alpini» e già qui inizio a sgranare gli occhi; nell'articolo si parla di noi alpini come fossimo stati un'orda di barbari che ha invaso la storica città dell'Unità d'Italia, ci presenta come «buffi soldatini» e poi chiude con il colpo di maestro definendoci «un corpo militare formato da allegri e apparentemente innocui &quot;ciucatun&quot;». Per coloro che vogliono capire il tono ecco un breve (ma pesante) passo dello scribacchino torinese (articolo tratto da «Nuova società» di Torino, diretto da Diego Novelli, a firma Luigi Nervo, on line lunedì 9 maggio sul sito http://www.nuovasocieta.it/torino/26536-torino-e-liberadagli-alpini.html): «Per molte ragazzine questi buffi soldatini con la penna in testa vengono considerati &quot;teneri&quot;. Fanno simpatia per la loro allegria contagiosa e la fiaschetta di vino che portano sempre con loro. Forse non sono così teneri agli occhi dei bambini iracheni o afghani impauriti dai fucili quando sono entrati nei loro Paesi insieme alla coalizione internazionale per combattere la guerra degli Stati Uniti. Tutto viene dimenticato insieme ad una &quot;buta&quot; di vino e un po' di grappa fatta in casa. Una festa per rendere onore agli alpini con le menti annebbiate dall'alcol e dalla propaganda. Le stesse persone che sorridevano vedendo questi uomini scampanellare sulle loro biciclette bardate con ogni tipo di bandiera e di vessillo telefonavano ai numeri d'emergenza per contestare dei comportamenti molesti e maleducati dei &quot;veci&quot; e dei &quot;bocia&quot;. Solo alla centrale dei carabinieri sono arrivate più di quattromila chiamate. Nessun fatto grave, ma tanti piccoli episodi di inciviltà. Trattori che circolavano contromano nelle principali arterie cittadine, grigliate nei cortili delle abitazioni, schiamazzi e canti nel cuore della notte, ubriachi molesti che sbucavano da ogni angolo».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;
	&lt;img alt=&quot;alt&quot; src=&quot;http://sede.anabg.it/images/stories/RassegnaStampa/torino 2.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	Ammetto che in Italia essendoci libertà di pensiero e di stampa si può scrivere e dire di tutto, ma forse a questo «scribacchino torinese» sarebbe meglio regalare una copia del libro verde degli alpini, invitandolo a «lavorare» al fianco degli alpini e della loro protezione civile, o più sinceramente lo manderei a fare il corrispondente dall'Afghanistan in mezzo ad un reggimento alpini.&lt;br /&gt;
	Chiudo con il classico saluto, che dopo aver letto quanto sopra diventa un urlo: «W gli alpini».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;strong&gt;Armando Vaghi - &lt;/strong&gt;Trescore Balneario&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
	L'Eco di Bergamo 14/05/2011&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;</content>
	</entry>
	<entry>
		<title>L'industriale di Verdello, classe 1928 «Vengo dall'Argentina, ma il cuore è qui»</title>
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		<published>2011-05-24T15:26:07Z</published>
		<updated>2011-05-24T15:26:07Z</updated>
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		<author>
			<name>Rassegna Stampa</name>
		<email>roberto.bellavita@anabg.it</email>
		</author>
		<summary type="html">&lt;p&gt;
	Roberto Baccanelli, classe 1928, nativo di Verdello e da 56 residente a Buenos Aires, in Argentina, anche quest'anno, cappello da alpino in testa ha sfilato all'adunata nazionale degli alpini.&lt;br /&gt;
	Bergamasco doc, nel 1955 era dipendente della Dalmine, quando l'azienda gli chiese di partire per il Paese sudamericano. «Avevo 26 anni &amp;ndash; racconta &amp;ndash; e non ero mai salito su un aereo. Mi chiesero di andare a Buenos Aires e lo feci. Senza esitare». E dopo quella prima esperienza da tecnico, 56 anni dopo, Roberto Baccanelli possiede oggi un gruppo di stabilimenti sparsi in diverse città argentine, dove lavorano oltre 1.700 persone. «Il cappello da alpino è la mia bandiera, rappresenta lo spirito della mia patria e della gente che vuole e fa il bene della patria. Le adunate a cui ho partecipato? Esattamente non le ricordo tutte, ma so che sono moltissime». Nel cuore di Roberto Baccanelli sono rimasti i due appuntamenti bergamaschi: «Meravigliosa quella del 1986, ma per imponenza quella dello scorso anno è stata certamente indimenticabile».&lt;br /&gt;
	Spirito inossidabile&lt;br /&gt;
	L'industriale bergamasco non ha mai voluto tradire quel doppio giuramento che fece verso l'Italia, quando cioè giurò da recluta e da allievo ufficiali fedeltà alla patria: «Ho avuto negli anni scorsi la possibilità di ottenere la cittadinanza argentina, pur mantenendo anche quella italiana. Ma sono orgoglioso della mia terra e voglio mantenere sino alla fine un'unica carta di identità, quella della mia Italia». Roberto Baccanelli racconta che l'adunata è una «straordinaria occasione per ritrovare amici e per rinnovare lo spirito alpino. Quello spirito che ho avuto nel cuore sin dall'inizio, quando cioè andai alla Scuola allievi ufficiali a Lecce e sino alle esperienze vissute a Silandro e Bolzano». «Vedete &amp;ndash; commenta mostrando il suo cappello &amp;ndash; è un po' consumato dagli anni, ma lo spirito alpino è inossidabile».&lt;br /&gt;
	Uomo riservato, come un vero alpino dice: «Se non chiedo troppo, vorrei mandare un abbraccio a tutti i miei amici e a tutta la straordinaria gente bergamasca che ho sempre nel mio cuore».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
	Giuseppe Lupi - L'Eco di Bergamo 09/05/2011&lt;/p&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;p&gt;
	Roberto Baccanelli, classe 1928, nativo di Verdello e da 56 residente a Buenos Aires, in Argentina, anche quest'anno, cappello da alpino in testa ha sfilato all'adunata nazionale degli alpini.&lt;br /&gt;
	Bergamasco doc, nel 1955 era dipendente della Dalmine, quando l'azienda gli chiese di partire per il Paese sudamericano. «Avevo 26 anni &amp;ndash; racconta &amp;ndash; e non ero mai salito su un aereo. Mi chiesero di andare a Buenos Aires e lo feci. Senza esitare». E dopo quella prima esperienza da tecnico, 56 anni dopo, Roberto Baccanelli possiede oggi un gruppo di stabilimenti sparsi in diverse città argentine, dove lavorano oltre 1.700 persone. «Il cappello da alpino è la mia bandiera, rappresenta lo spirito della mia patria e della gente che vuole e fa il bene della patria. Le adunate a cui ho partecipato? Esattamente non le ricordo tutte, ma so che sono moltissime». Nel cuore di Roberto Baccanelli sono rimasti i due appuntamenti bergamaschi: «Meravigliosa quella del 1986, ma per imponenza quella dello scorso anno è stata certamente indimenticabile».&lt;br /&gt;
	Spirito inossidabile&lt;br /&gt;
	L'industriale bergamasco non ha mai voluto tradire quel doppio giuramento che fece verso l'Italia, quando cioè giurò da recluta e da allievo ufficiali fedeltà alla patria: «Ho avuto negli anni scorsi la possibilità di ottenere la cittadinanza argentina, pur mantenendo anche quella italiana. Ma sono orgoglioso della mia terra e voglio mantenere sino alla fine un'unica carta di identità, quella della mia Italia». Roberto Baccanelli racconta che l'adunata è una «straordinaria occasione per ritrovare amici e per rinnovare lo spirito alpino. Quello spirito che ho avuto nel cuore sin dall'inizio, quando cioè andai alla Scuola allievi ufficiali a Lecce e sino alle esperienze vissute a Silandro e Bolzano». «Vedete &amp;ndash; commenta mostrando il suo cappello &amp;ndash; è un po' consumato dagli anni, ma lo spirito alpino è inossidabile».&lt;br /&gt;
	Uomo riservato, come un vero alpino dice: «Se non chiedo troppo, vorrei mandare un abbraccio a tutti i miei amici e a tutta la straordinaria gente bergamasca che ho sempre nel mio cuore».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
	Giuseppe Lupi - L'Eco di Bergamo 09/05/2011&lt;/p&gt;</content>
	</entry>
	<entry>
		<title>I ragazzi della mini naja e l'emozione del debutto</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://sede.anabg.it/rassegna-stampa/29-anno-2011-semestre-1/250-i-ragazzi-della-mini-naja-e-lemozione-del-debutto"/>
		<published>2011-05-24T15:23:18Z</published>
		<updated>2011-05-24T15:23:18Z</updated>
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		<author>
			<name>Rassegna Stampa</name>
		<email>roberto.bellavita@anabg.it</email>
		</author>
		<summary type="html">&lt;p&gt;
	Mini naja, grandi emozioni. Per la conferma chiedere a uno dei 135 ragazzi che ieri, dopo aver affrontato nei mesi scorsi gli stage avviati lo scorso anno dal ministero della Difesa come un piccolo surrogato volontario del servizio di leva obbligatorio, si sono ritrovati, primi nella storia alpina, a sfilare subito dietro la Taurinense a un raduno nazionale: quello di Torino appunto.&lt;br /&gt;
	Emozionati? Ovvio. Orgogliosi? Tanto. A maggior ragione se sulle spalle, oltre al «peso» di questo debutto, ti porti anche la tradizione delle Penne nere orobiche. Perché naturalmente i bergamaschi nel gruppo non mancano e al termine della sfilata in piazza Vittorio Veneto non si sottraggono al rituale delle foto di gruppo e ai commenti da dopo «esame».&lt;br /&gt;
	I «piccoli» orobici&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;
	&lt;img alt=&quot;alt&quot; class=&quot;caption&quot; src=&quot;http://sede.anabg.it/images/stories/RassegnaStampa/i ragazzi della mininaia.jpg&quot; title=&quot;ragazzi della mini naja hanno sfilato per la prima volta: sette i bergamaschi&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	Chi sono? Silvia Morelato di Levate, Ilaria Capurso di Scanzorosciate, Veronica Pagani di Ponteranica, Jacopo Bigiani di Seriate, Gianpietro Tiraboschi di Zambla, Mattia Agazzi di Alzano Lombardo, Simone Inno di Presezzo, Nicola Ubiali e Marco Buzzetti entrambi di Bergamo. Tutti giovanissimi, tutti accomunati da una grande passione per l'universo alpino. Che in certi casi è di famiglia, in quel dna che a Bergamo è particolarmente diffuso, ma in altri è spontanea. «Ho scelto di fare questa esperienza &amp;ndash; racconta ad esempio Ilaria Capurso &amp;ndash; più che per &quot;pressioni&quot; in casa, per una curiosità personale: il mondo militare mi ha sempre affascinato e ho ritenuto che la mini naja potesse essere una bella esperienza». Così è stato, non solo per Ilaria, ma per tutti. Anche se per un periodo breve &amp;ndash; chi due, chi tre settimane &amp;ndash; i sette ragazzi hanno testato, tra San Candido e La Thuile, tutto ciò che un tempo si faceva abitualmente durante il servizio di leva: addestramento, marce, disciplina ferrea, ma anche quel clima di fratellanza e amicizia in grado di cementare i legami personali. Così ritrovarsi all'adunata è stato un gesto naturale. «Incontrare gli altri ragazzi &amp;ndash; dice Jacopo Bigiani &amp;ndash; è stato bellissimo: nonostante il breve periodo trascorso assieme, si è trattato di un'esperienza intensa. Ho capito perché tutti gli alpini ogni anno vogliono ritrovarsi». E la sfilata? «Sono stati bravissimi &amp;ndash; commenta Marcello Oggioni alla testa del gruppo di giovani durante il corteo e responsabile del progetto Pianeta Difesa nel quale rientra l'iniziativa della stessa mini naja &amp;ndash; c'è da essere davvero orgogliosi di questi giovani. Sono il futuro e chissà che un giorno non finiscano tra i volontari che scelgono il servizio di leva o comunque nell'Associazione nazionale alpini».&lt;br /&gt;
	Allungare il periodo&lt;br /&gt;
	«Per noi &amp;ndash; aggiunge Antonio Sarti, presidente della sezione Ana di Bergamo &amp;ndash; sono linfa vitale. Certo tre settimane è un periodo un po' troppo breve. L'ideale sarebbe almeno qualche mese o comunque una ulteriore settimana da impiegare al servizio della protezione civile dell'Ana. Costerebbe un po' di più, ma si tratterebbe di soldi ben spesi, un vero e proprio investimento».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
	E. Fa. - L'Eco di Bergamo 09/05/2011&lt;/p&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;p&gt;
	Mini naja, grandi emozioni. Per la conferma chiedere a uno dei 135 ragazzi che ieri, dopo aver affrontato nei mesi scorsi gli stage avviati lo scorso anno dal ministero della Difesa come un piccolo surrogato volontario del servizio di leva obbligatorio, si sono ritrovati, primi nella storia alpina, a sfilare subito dietro la Taurinense a un raduno nazionale: quello di Torino appunto.&lt;br /&gt;
	Emozionati? Ovvio. Orgogliosi? Tanto. A maggior ragione se sulle spalle, oltre al «peso» di questo debutto, ti porti anche la tradizione delle Penne nere orobiche. Perché naturalmente i bergamaschi nel gruppo non mancano e al termine della sfilata in piazza Vittorio Veneto non si sottraggono al rituale delle foto di gruppo e ai commenti da dopo «esame».&lt;br /&gt;
	I «piccoli» orobici&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;
	&lt;img alt=&quot;alt&quot; class=&quot;caption&quot; src=&quot;http://sede.anabg.it/images/stories/RassegnaStampa/i ragazzi della mininaia.jpg&quot; title=&quot;ragazzi della mini naja hanno sfilato per la prima volta: sette i bergamaschi&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	Chi sono? Silvia Morelato di Levate, Ilaria Capurso di Scanzorosciate, Veronica Pagani di Ponteranica, Jacopo Bigiani di Seriate, Gianpietro Tiraboschi di Zambla, Mattia Agazzi di Alzano Lombardo, Simone Inno di Presezzo, Nicola Ubiali e Marco Buzzetti entrambi di Bergamo. Tutti giovanissimi, tutti accomunati da una grande passione per l'universo alpino. Che in certi casi è di famiglia, in quel dna che a Bergamo è particolarmente diffuso, ma in altri è spontanea. «Ho scelto di fare questa esperienza &amp;ndash; racconta ad esempio Ilaria Capurso &amp;ndash; più che per &quot;pressioni&quot; in casa, per una curiosità personale: il mondo militare mi ha sempre affascinato e ho ritenuto che la mini naja potesse essere una bella esperienza». Così è stato, non solo per Ilaria, ma per tutti. Anche se per un periodo breve &amp;ndash; chi due, chi tre settimane &amp;ndash; i sette ragazzi hanno testato, tra San Candido e La Thuile, tutto ciò che un tempo si faceva abitualmente durante il servizio di leva: addestramento, marce, disciplina ferrea, ma anche quel clima di fratellanza e amicizia in grado di cementare i legami personali. Così ritrovarsi all'adunata è stato un gesto naturale. «Incontrare gli altri ragazzi &amp;ndash; dice Jacopo Bigiani &amp;ndash; è stato bellissimo: nonostante il breve periodo trascorso assieme, si è trattato di un'esperienza intensa. Ho capito perché tutti gli alpini ogni anno vogliono ritrovarsi». E la sfilata? «Sono stati bravissimi &amp;ndash; commenta Marcello Oggioni alla testa del gruppo di giovani durante il corteo e responsabile del progetto Pianeta Difesa nel quale rientra l'iniziativa della stessa mini naja &amp;ndash; c'è da essere davvero orgogliosi di questi giovani. Sono il futuro e chissà che un giorno non finiscano tra i volontari che scelgono il servizio di leva o comunque nell'Associazione nazionale alpini».&lt;br /&gt;
	Allungare il periodo&lt;br /&gt;
	«Per noi &amp;ndash; aggiunge Antonio Sarti, presidente della sezione Ana di Bergamo &amp;ndash; sono linfa vitale. Certo tre settimane è un periodo un po' troppo breve. L'ideale sarebbe almeno qualche mese o comunque una ulteriore settimana da impiegare al servizio della protezione civile dell'Ana. Costerebbe un po' di più, ma si tratterebbe di soldi ben spesi, un vero e proprio investimento».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
	E. Fa. - L'Eco di Bergamo 09/05/2011&lt;/p&gt;</content>
	</entry>
	<entry>
		<title>Il reduce che commosse Bergamo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://sede.anabg.it/rassegna-stampa/29-anno-2011-semestre-1/249-il-reduce-che-commosse-bergamo"/>
		<published>2011-05-24T15:17:32Z</published>
		<updated>2011-05-24T15:17:32Z</updated>
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		<author>
			<name>Rassegna Stampa</name>
		<email>roberto.bellavita@anabg.it</email>
		</author>
		<summary type="html">&lt;h2&gt;
	Ha 98 anni&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;
	&lt;img alt=&quot;alt&quot; class=&quot;caption&quot; src=&quot;http://sede.anabg.it/images/stories/RassegnaStampa/cristiano dal pozzo.jpg&quot; title=&quot;Cristiano Dal Pozzo ieri a Torino&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	Aveva uno striscione tutto per lui l'alpino più anziano che ha sfilato a Torino. Cristiano Dal Pozzo, 98 anni, di Rotzo (Vicenza), era su una carrozzella, accompagnato da un gruppo di altre penne nere. I torinesi gli hanno tributato lunghi applausi: lui ha ringraziato e ogni tanto s'è asciugato con un fazzoletto azzurro le lacrime per la commozione. «Dal Pozzo Cristiano - si leggeva sullo striscione - Classe 1913. Reduce Abissinia 1935». La stessa scena si era avuta durante l'adunata dell'8-9 maggio dell'anno scorso a Bergamo, quando il reduce aveva sfilato sotto il palco delle autorità fra la commozione generale.Aveva uno striscione tutto per lui l'alpino più anziano che ha sfilato a Torino. Cristiano Dal Pozzo, 98 anni, di Rotzo (Vicenza), era su una carrozzella, accompagnato da un gruppo di altre penne nere. I torinesi gli hanno tributato lunghi applausi: lui ha ringraziato e ogni tanto s'è asciugato con un fazzoletto azzurro le lacrime per la commozione. «Dal Pozzo Cristiano - si leggeva sullo striscione - Classe 1913. Reduce Abissinia 1935». La stessa scena si era avuta durante l'adunata dell'8-9 maggio dell'anno scorso a Bergamo, quando il reduce aveva sfilato sotto il palco delle autorità fra la commozione generale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
	L'Eco di Bergamo - 09/05/2011&lt;/p&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;h2&gt;
	Ha 98 anni&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
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	&lt;img alt=&quot;alt&quot; class=&quot;caption&quot; src=&quot;http://sede.anabg.it/images/stories/RassegnaStampa/cristiano dal pozzo.jpg&quot; title=&quot;Cristiano Dal Pozzo ieri a Torino&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	Aveva uno striscione tutto per lui l'alpino più anziano che ha sfilato a Torino. Cristiano Dal Pozzo, 98 anni, di Rotzo (Vicenza), era su una carrozzella, accompagnato da un gruppo di altre penne nere. I torinesi gli hanno tributato lunghi applausi: lui ha ringraziato e ogni tanto s'è asciugato con un fazzoletto azzurro le lacrime per la commozione. «Dal Pozzo Cristiano - si leggeva sullo striscione - Classe 1913. Reduce Abissinia 1935». La stessa scena si era avuta durante l'adunata dell'8-9 maggio dell'anno scorso a Bergamo, quando il reduce aveva sfilato sotto il palco delle autorità fra la commozione generale.Aveva uno striscione tutto per lui l'alpino più anziano che ha sfilato a Torino. Cristiano Dal Pozzo, 98 anni, di Rotzo (Vicenza), era su una carrozzella, accompagnato da un gruppo di altre penne nere. I torinesi gli hanno tributato lunghi applausi: lui ha ringraziato e ogni tanto s'è asciugato con un fazzoletto azzurro le lacrime per la commozione. «Dal Pozzo Cristiano - si leggeva sullo striscione - Classe 1913. Reduce Abissinia 1935». La stessa scena si era avuta durante l'adunata dell'8-9 maggio dell'anno scorso a Bergamo, quando il reduce aveva sfilato sotto il palco delle autorità fra la commozione generale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
	L'Eco di Bergamo - 09/05/2011&lt;/p&gt;</content>
	</entry>
	<entry>
		<title>Sfilano gli alpini: ecco l'Italia unita</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://sede.anabg.it/rassegna-stampa/29-anno-2011-semestre-1/248-sfilano-gli-alpini-ecco-litalia-unita"/>
		<published>2011-05-24T14:59:38Z</published>
		<updated>2011-05-24T14:59:38Z</updated>
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		<author>
			<name>Rassegna Stampa</name>
		<email>roberto.bellavita@anabg.it</email>
		</author>
		<summary type="html">&lt;h2&gt;
	A Torino un milione di persone per l'adunata. Orgoglio bergamasco con 5 mila veci e bocia&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;strong&gt;Dal Nord al Sud Striscioni e slogan da tutte le regioni per ricordare l'anniversario dell'Unità e il suo significato sempre attuale. L'entusiasmo della gente e delle istituzioni&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	Un milione di persone ha invaso Torino nel fine settimana dell&amp;rsquo;adunata degli alpini dedicata al 150° anniversario dell&amp;rsquo;Unità d&amp;rsquo;Italia. E il Tricolore è stato il grande protagonista per le 12 ore della sfilata finale (90 mila le penne nere scese in strada, 5 mila delle quali bergamasche, a formare un serpentone lungo 4 chilometri) in una città vestita di bianco, rosso e verde, fra due ali di folla che applaudiva senza sosta facendo dire al sindaco, Sergio Chiamparino, che «con oggi, Torino si è conquistata, senza dubbi, il ruolo di capitale delle celebrazioni dell&amp;rsquo;Unità d&amp;rsquo;Italia».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	E all&amp;rsquo;entusiasmo della gente si è unito quello dei rappresentanti delle istituzioni, con il ministro della Difesa Ignazio La Russa in prima fila. Striscioni e vessilli di tutte le forme e dimensioni hanno richiamato l&amp;rsquo;Unità, anche con  qualche riferimento a polemiche e discussioni. «I nostri padri ci hanno resi liberi, a noi rimanere uniti», afferma l&amp;rsquo;Ana di Udine; da Pordenone arriva «Fratelli d&amp;rsquo;Italia, impegniamoci ad esserlo»; «Siamo qui per l&amp;rsquo;Italia»; «Torino, Trento, Trieste - Tre &quot;T&quot; per l&amp;rsquo;Unità d&amp;rsquo;Italia», fino allo striscione che, alle 9 ha aperto la sfilata: «A Torino per l&amp;rsquo;Italia». Tanta ammirazione per l&amp;rsquo;alpino più anziano, Cristiano Dal Pozzo, 98 anni, di Rotzo (Vicenza), reduce della guerra d&amp;rsquo;Abissinia che ha sfilato su una carrozzella. La gente assiepata lungo la strada gli ha tributato lunghi applausi.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;
	&lt;img alt=&quot;alt&quot; src=&quot;http://sede.anabg.it/images/stories/RassegnaStampa/sfilano.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;
	Gli alpini bergamaschi in prima fila&lt;/h1&gt;
&lt;h2&gt;
	Un successo il raduno: «A Torino per l'Italia» Il presidente Sarti: l'onda lunga della nostra adunata&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;
	E ora per le penne nere di casa nostra (sezione che si conferma da record con i suoi 21 mila iscritti) si prepara un altro grande momento di festa: i novant&amp;rsquo;anni della sezione Ana di Bergamo, che saranno celebrati a settembre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	nell'anno del 150° dell'Unità d'Italia, in un clima politico non certo fantastico, con il presidente della Repubblica che un giorno sì e l'altro pure deve intervenire invitando a ricucire gli strappi, il messaggio delle penne nere è chiaro: «A Torino per l'Italia», recita lo striscione con cui alle 9 in punto, sulle note del «Trentatrè», si apre l'ottantaquattresima adunata lungo Corso Vittorio Emanuele.&lt;br /&gt;
	Tutta l'Italia. Non solo il fiume in piena del Nord che anche ieri ha fatto la parte del leone con migliaia e migliaia di alpini provenienti dalla Lombardia, dal Veneto, dal Friuli e dal Piemonte tanto per citare i serbatoi delle penne nere più capaci, ma anche la Sicilia, la Sardegna, l'Abruzzo e il Lazio che fanno da apripista a inizio giornata.&lt;br /&gt;
	Torino una Napoli che va in montagna? Venditti, che così cantava negli anni Ottanta, direbbe di sì, ma qui l'emigrazione del dopoguerra non c'entra e, soprattutto, non ci sono solo gli alpini partenopei, ma anche quelli di Roma, Latina, l'Aquila e di tutte quelle sezioni che, pur non rappresentando granché in termini numerici, sono comunque un pezzo importante nella storia del Corpo. La gente li applaude, si riscalda anche Torino, che all'inizio con gli alpini è un po' freddina e, alla fine, capisci anche perché la proposta di legge per incentivare il reclutamento dei volontari nel Nord Italia, quella avanzata dal centrodestra e su cui la Lega con Davide Caparini batte ormai da tempo, nell'anno del 150° non abbia ottenuto molto successo: bocciata per otto voti in Parlamento a marzo e attualmente nei cassetti della Commissione difesa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;
	&lt;img alt=&quot;alt&quot; class=&quot;caption&quot; src=&quot;http://sede.anabg.it/images/stories/RassegnaStampa/torino 1.jpg&quot; title=&quot;Una suggestiva immagine della sfilata che ha chiuso l'edizione numero 84 dell'adunata nazionale degli alpini a Torino. In corteo 90 mila penne nere, 5 mila i bergamaschifoto (Frau e Ansa)&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;Il ministro boccia gli incentivi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
	«Incentivi agli alpini settentrionali? Non credo sia questa la strada migliore &amp;ndash; liquida la questione il ministro della Difesa Ignazio La Russa &amp;ndash;, meglio intervenire sul versante culturale e continuare con il progetto della mini naja avviato lo scorso anno».&lt;br /&gt;
	«Noi come associazione &amp;ndash; rincara la dose il presidente dell'Ana nazionale, Corrado Perona &amp;ndash; non siamo stati nemmeno interpellati, il testo non tiene conto delle nostre opinioni e del lavoro che da anni svolgiamo per riequilibrare la situazione». «È una buona legge», gli ribatte a distanza il governatore della Regione Piemonte Roberto Cota, trovando manforte sempre sul fronte leghista anche tra le giovani leve: «Mi auguro che possa riprendere il suo iter &amp;ndash; aggiunge Fausto Carrara, assessore provinciale di Bergamo alla Protezione civile, mentre sfila con la fascia blu alla testa di un centinaio di sindaci arrivati a Torino con un autobus organizzato proprio da via Tasso &amp;ndash;: per capirne le motivazioni basta riflettere un minimo sul numero di questi alpini e sul senso di appartenenza che esprimono».&lt;br /&gt;
	Già: quanti sono gli alpini bergamaschi? Una marea. Come sempre: circa 5 mila penne nere (numero che raddoppia considerando familiari ed amici) che ondeggiano tra le vie di Torino, mentre la gente li acclama come fossero delle rockstar. Vertici sezionali a parte, i primi tre a sfilare sono sempre i soliti: Renato Bernenni di Oltre il Colle, Pierlorenzo Tiraboschi di Zambla Alta e Virgilio Bresciani di Bergamo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;strong&gt;La Bergamo dei record&lt;br /&gt;
	&lt;/strong&gt;Arrivano in Corso Ferraris per l'ammassamento di primo mattino e non mollano l'osso fino alle 14,55 quando cioè il gruppone si muove compatto alla volta di Corso Vittorio Emanuele. Quando arriva in piazza San Carlo sono le 15,35 e per sfilare sotto il palco delle autorità &amp;ndash; dove a rendere loro omaggio ci sono, tra gli altri, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, il capo di stato maggiore della Difesa Biagio Abrate e il Capo di stato maggiore dell'Esercito, Giuseppe Salotto &amp;ndash; ci impiegheranno 33 minuti netti: «È la Bergamo dei record», annuncia lo speaker Francesco Brighenti, bergamasco pure lui: la sezione orobica ha novant'anni (che verranno festeggiati il prossimo settembre) e 21 mila soci.&lt;br /&gt;
	«L'adunata dello scorso anno &amp;ndash; gongola il presidente Antonio Sarti &amp;ndash; ci ha fatto un gran bene: questa è l'onda lunga, una partecipazione straordinaria che lascia ben sperare per il futuro». Anche il presente, però, non è affatto male. Per dirla ancora con Venditti: «Torino non è soltanto un nome, Torino è un coro grande di persone».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
	Emanuele Falchetti L'Eco di Bergamo 09/05/2011&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;h2&gt;
	A Torino un milione di persone per l'adunata. Orgoglio bergamasco con 5 mila veci e bocia&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;strong&gt;Dal Nord al Sud Striscioni e slogan da tutte le regioni per ricordare l'anniversario dell'Unità e il suo significato sempre attuale. L'entusiasmo della gente e delle istituzioni&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	Un milione di persone ha invaso Torino nel fine settimana dell&amp;rsquo;adunata degli alpini dedicata al 150° anniversario dell&amp;rsquo;Unità d&amp;rsquo;Italia. E il Tricolore è stato il grande protagonista per le 12 ore della sfilata finale (90 mila le penne nere scese in strada, 5 mila delle quali bergamasche, a formare un serpentone lungo 4 chilometri) in una città vestita di bianco, rosso e verde, fra due ali di folla che applaudiva senza sosta facendo dire al sindaco, Sergio Chiamparino, che «con oggi, Torino si è conquistata, senza dubbi, il ruolo di capitale delle celebrazioni dell&amp;rsquo;Unità d&amp;rsquo;Italia».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	E all&amp;rsquo;entusiasmo della gente si è unito quello dei rappresentanti delle istituzioni, con il ministro della Difesa Ignazio La Russa in prima fila. Striscioni e vessilli di tutte le forme e dimensioni hanno richiamato l&amp;rsquo;Unità, anche con  qualche riferimento a polemiche e discussioni. «I nostri padri ci hanno resi liberi, a noi rimanere uniti», afferma l&amp;rsquo;Ana di Udine; da Pordenone arriva «Fratelli d&amp;rsquo;Italia, impegniamoci ad esserlo»; «Siamo qui per l&amp;rsquo;Italia»; «Torino, Trento, Trieste - Tre &quot;T&quot; per l&amp;rsquo;Unità d&amp;rsquo;Italia», fino allo striscione che, alle 9 ha aperto la sfilata: «A Torino per l&amp;rsquo;Italia». Tanta ammirazione per l&amp;rsquo;alpino più anziano, Cristiano Dal Pozzo, 98 anni, di Rotzo (Vicenza), reduce della guerra d&amp;rsquo;Abissinia che ha sfilato su una carrozzella. La gente assiepata lungo la strada gli ha tributato lunghi applausi.&lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;
	&lt;img alt=&quot;alt&quot; src=&quot;http://sede.anabg.it/images/stories/RassegnaStampa/sfilano.jpg&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;h1&gt;
	Gli alpini bergamaschi in prima fila&lt;/h1&gt;
&lt;h2&gt;
	Un successo il raduno: «A Torino per l'Italia» Il presidente Sarti: l'onda lunga della nostra adunata&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;
	E ora per le penne nere di casa nostra (sezione che si conferma da record con i suoi 21 mila iscritti) si prepara un altro grande momento di festa: i novant&amp;rsquo;anni della sezione Ana di Bergamo, che saranno celebrati a settembre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	nell'anno del 150° dell'Unità d'Italia, in un clima politico non certo fantastico, con il presidente della Repubblica che un giorno sì e l'altro pure deve intervenire invitando a ricucire gli strappi, il messaggio delle penne nere è chiaro: «A Torino per l'Italia», recita lo striscione con cui alle 9 in punto, sulle note del «Trentatrè», si apre l'ottantaquattresima adunata lungo Corso Vittorio Emanuele.&lt;br /&gt;
	Tutta l'Italia. Non solo il fiume in piena del Nord che anche ieri ha fatto la parte del leone con migliaia e migliaia di alpini provenienti dalla Lombardia, dal Veneto, dal Friuli e dal Piemonte tanto per citare i serbatoi delle penne nere più capaci, ma anche la Sicilia, la Sardegna, l'Abruzzo e il Lazio che fanno da apripista a inizio giornata.&lt;br /&gt;
	Torino una Napoli che va in montagna? Venditti, che così cantava negli anni Ottanta, direbbe di sì, ma qui l'emigrazione del dopoguerra non c'entra e, soprattutto, non ci sono solo gli alpini partenopei, ma anche quelli di Roma, Latina, l'Aquila e di tutte quelle sezioni che, pur non rappresentando granché in termini numerici, sono comunque un pezzo importante nella storia del Corpo. La gente li applaude, si riscalda anche Torino, che all'inizio con gli alpini è un po' freddina e, alla fine, capisci anche perché la proposta di legge per incentivare il reclutamento dei volontari nel Nord Italia, quella avanzata dal centrodestra e su cui la Lega con Davide Caparini batte ormai da tempo, nell'anno del 150° non abbia ottenuto molto successo: bocciata per otto voti in Parlamento a marzo e attualmente nei cassetti della Commissione difesa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: center;&quot;&gt;
	&lt;img alt=&quot;alt&quot; class=&quot;caption&quot; src=&quot;http://sede.anabg.it/images/stories/RassegnaStampa/torino 1.jpg&quot; title=&quot;Una suggestiva immagine della sfilata che ha chiuso l'edizione numero 84 dell'adunata nazionale degli alpini a Torino. In corteo 90 mila penne nere, 5 mila i bergamaschifoto (Frau e Ansa)&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;Il ministro boccia gli incentivi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
	«Incentivi agli alpini settentrionali? Non credo sia questa la strada migliore &amp;ndash; liquida la questione il ministro della Difesa Ignazio La Russa &amp;ndash;, meglio intervenire sul versante culturale e continuare con il progetto della mini naja avviato lo scorso anno».&lt;br /&gt;
	«Noi come associazione &amp;ndash; rincara la dose il presidente dell'Ana nazionale, Corrado Perona &amp;ndash; non siamo stati nemmeno interpellati, il testo non tiene conto delle nostre opinioni e del lavoro che da anni svolgiamo per riequilibrare la situazione». «È una buona legge», gli ribatte a distanza il governatore della Regione Piemonte Roberto Cota, trovando manforte sempre sul fronte leghista anche tra le giovani leve: «Mi auguro che possa riprendere il suo iter &amp;ndash; aggiunge Fausto Carrara, assessore provinciale di Bergamo alla Protezione civile, mentre sfila con la fascia blu alla testa di un centinaio di sindaci arrivati a Torino con un autobus organizzato proprio da via Tasso &amp;ndash;: per capirne le motivazioni basta riflettere un minimo sul numero di questi alpini e sul senso di appartenenza che esprimono».&lt;br /&gt;
	Già: quanti sono gli alpini bergamaschi? Una marea. Come sempre: circa 5 mila penne nere (numero che raddoppia considerando familiari ed amici) che ondeggiano tra le vie di Torino, mentre la gente li acclama come fossero delle rockstar. Vertici sezionali a parte, i primi tre a sfilare sono sempre i soliti: Renato Bernenni di Oltre il Colle, Pierlorenzo Tiraboschi di Zambla Alta e Virgilio Bresciani di Bergamo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;strong&gt;La Bergamo dei record&lt;br /&gt;
	&lt;/strong&gt;Arrivano in Corso Ferraris per l'ammassamento di primo mattino e non mollano l'osso fino alle 14,55 quando cioè il gruppone si muove compatto alla volta di Corso Vittorio Emanuele. Quando arriva in piazza San Carlo sono le 15,35 e per sfilare sotto il palco delle autorità &amp;ndash; dove a rendere loro omaggio ci sono, tra gli altri, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, il capo di stato maggiore della Difesa Biagio Abrate e il Capo di stato maggiore dell'Esercito, Giuseppe Salotto &amp;ndash; ci impiegheranno 33 minuti netti: «È la Bergamo dei record», annuncia lo speaker Francesco Brighenti, bergamasco pure lui: la sezione orobica ha novant'anni (che verranno festeggiati il prossimo settembre) e 21 mila soci.&lt;br /&gt;
	«L'adunata dello scorso anno &amp;ndash; gongola il presidente Antonio Sarti &amp;ndash; ci ha fatto un gran bene: questa è l'onda lunga, una partecipazione straordinaria che lascia ben sperare per il futuro». Anche il presente, però, non è affatto male. Per dirla ancora con Venditti: «Torino non è soltanto un nome, Torino è un coro grande di persone».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
	Emanuele Falchetti L'Eco di Bergamo 09/05/2011&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;</content>
	</entry>
	<entry>
		<title>La storia - Dall'Afghanistan al «Trentatré» Taurinense sempre in prima linea</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://sede.anabg.it/rassegna-stampa/29-anno-2011-semestre-1/243-la-storia-dallafghanistan-al-ltrentatrer-taurinense-sempre-in-prima-linea"/>
		<published>2011-05-17T14:18:52Z</published>
		<updated>2011-05-17T14:18:52Z</updated>
		<id>http://sede.anabg.it/rassegna-stampa/29-anno-2011-semestre-1/243-la-storia-dallafghanistan-al-ltrentatrer-taurinense-sempre-in-prima-linea</id>
		<author>
			<name>Rassegna Stampa</name>
		<email>roberto.bellavita@anabg.it</email>
		</author>
		<summary type="html">&lt;p&gt;
	Dici Taurinense e pensi subito all'Afghanistan, a quegli alpini caduti nel maggio del 2010 a Herat. Pensi alla sua fanfara, la prima a sfilare a ogni adunata intonando quel trentantré che poi accompagnerà il corteo per il resto della giornata. Pensi alle caserme del Piemonte, di Cuneo, Saluzzo, Mondovì e naturalmente Torino. Pensi a tutto questo e a molto altro ancora, perché la storia della celebre brigata alpina è di quelle lunghe (venne fondata nel 1923) e costellate di episodi noti, ma difficilmente accosti il suo nome a Bergamo. O almeno non lo fai d'istinto come capita invece con il Quinto, con quella naja che ti portava tra le montagne delle Dolomiti, a Bolzano, Merano, Silandro.&lt;br /&gt;
	Tutto vero? Sì e no. Perché la legge dei grandi numeri vale anche qui nella patria alpina del Piemonte dove tra le migliaia e migliaia di reclute sfornate di anno in anno, una piccola percentuale porta comunque il marchio di fabbrica orobico. Di bergamaschi, insomma, ne sono passati pure nella Taurinense.&lt;br /&gt;
	Tra questi Carlo Macalli &amp;ndash; classe 1951, vicepresidente sezionale fino al 2010 &amp;ndash; che a Torino è arrivato con la consapevolezza di ritrovare un pezzettino del suo passato. Scuola ufficiali ad Aosta nel 1972, servizio militare a Cuneo, richiamato nel 1978 col battaglione Susa e poi anche nel 1989 col battaglione Saluzzo. Sempre e comunque sotto il grande cappello della Taurinense.&lt;br /&gt;
	«Cosa vuol dire essere di questa brigata alpina? Credo che il senso di appartenenza sia sempre lo stesso &amp;ndash; spiega Macalli &amp;ndash; la divisione conta e non conta. Certo quando sento parlare dei nostri militari all'estero, degli alpini della Taurinense in Afghanistan dove sono stati nel primo semestre dello scorso anno, mi si riempie il cuore d'orgoglio, perché mi rendo conto di come questi soldati siano persone normali, lontanissime dagli stereotipi e dai luoghi comuni con cui vengono a volte dipinti, in grado però di affrontare situazioni difficili e complicate grazie all'addestramento e a una spiccata professionalità».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;img alt=&quot;alt&quot; class=&quot;caption&quot; src=&quot;http://sede.anabg.it/images/stories/RassegnaStampa/carlo macalli.jpg&quot; title=&quot;Carlo Macalli&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	Anche lui, almeno in piccola parte, vi ha contribuito. «Come ufficiale &amp;ndash; ricorda l'ex vice presidente sezionale &amp;ndash; il mio compito era proprio quello di occuparmi delle reclute. Un anno intenso, ricco di ricordi molto belli soprattutto sul piano umano. Un esempio? Sergio Gabatorta, un collega talmente cordiale e gentile che, nei giorni in cui prendevo servizio di notte, puntava la sveglia per essere sicuro che mi alzassi vista la mia attitudine a tirare un po' tardi la sera. Un piccolo gesto che dice però tantissimo sulle amicizie nate in quel periodo. Al punto che un altro compagno di naja è diventato, un paio d'anni più tardi, il mio testimone di nozze». L'adunata di Torino è stata l'occasione per incontrarlo nuovamente, ma anche per visitare tutti quei luoghi a cui Carlo Macalli è inevitabilmente legato.&lt;br /&gt;
	«Durante il servizio obbligatorio, ma anche nel 1978 e nel 1989 &amp;ndash; conclude &amp;ndash; ho girato parecchio: Cuneo, Susa, Mondovì, ma anche Auxl e Borgo San Dalmazio. A Torino ho comunque trascorso diverso tempo, soprattutto durante i corsi di aggiornamento legati ai richiami. Questa per me è aria di casa». Aria di Taurinense.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
	Emanuele Falchetti - L'Eco di Bergamo 08/05/2011&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	 &lt;/p&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;p&gt;
	Dici Taurinense e pensi subito all'Afghanistan, a quegli alpini caduti nel maggio del 2010 a Herat. Pensi alla sua fanfara, la prima a sfilare a ogni adunata intonando quel trentantré che poi accompagnerà il corteo per il resto della giornata. Pensi alle caserme del Piemonte, di Cuneo, Saluzzo, Mondovì e naturalmente Torino. Pensi a tutto questo e a molto altro ancora, perché la storia della celebre brigata alpina è di quelle lunghe (venne fondata nel 1923) e costellate di episodi noti, ma difficilmente accosti il suo nome a Bergamo. O almeno non lo fai d'istinto come capita invece con il Quinto, con quella naja che ti portava tra le montagne delle Dolomiti, a Bolzano, Merano, Silandro.&lt;br /&gt;
	Tutto vero? Sì e no. Perché la legge dei grandi numeri vale anche qui nella patria alpina del Piemonte dove tra le migliaia e migliaia di reclute sfornate di anno in anno, una piccola percentuale porta comunque il marchio di fabbrica orobico. Di bergamaschi, insomma, ne sono passati pure nella Taurinense.&lt;br /&gt;
	Tra questi Carlo Macalli &amp;ndash; classe 1951, vicepresidente sezionale fino al 2010 &amp;ndash; che a Torino è arrivato con la consapevolezza di ritrovare un pezzettino del suo passato. Scuola ufficiali ad Aosta nel 1972, servizio militare a Cuneo, richiamato nel 1978 col battaglione Susa e poi anche nel 1989 col battaglione Saluzzo. Sempre e comunque sotto il grande cappello della Taurinense.&lt;br /&gt;
	«Cosa vuol dire essere di questa brigata alpina? Credo che il senso di appartenenza sia sempre lo stesso &amp;ndash; spiega Macalli &amp;ndash; la divisione conta e non conta. Certo quando sento parlare dei nostri militari all'estero, degli alpini della Taurinense in Afghanistan dove sono stati nel primo semestre dello scorso anno, mi si riempie il cuore d'orgoglio, perché mi rendo conto di come questi soldati siano persone normali, lontanissime dagli stereotipi e dai luoghi comuni con cui vengono a volte dipinti, in grado però di affrontare situazioni difficili e complicate grazie all'addestramento e a una spiccata professionalità».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;img alt=&quot;alt&quot; class=&quot;caption&quot; src=&quot;http://sede.anabg.it/images/stories/RassegnaStampa/carlo macalli.jpg&quot; title=&quot;Carlo Macalli&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	Anche lui, almeno in piccola parte, vi ha contribuito. «Come ufficiale &amp;ndash; ricorda l'ex vice presidente sezionale &amp;ndash; il mio compito era proprio quello di occuparmi delle reclute. Un anno intenso, ricco di ricordi molto belli soprattutto sul piano umano. Un esempio? Sergio Gabatorta, un collega talmente cordiale e gentile che, nei giorni in cui prendevo servizio di notte, puntava la sveglia per essere sicuro che mi alzassi vista la mia attitudine a tirare un po' tardi la sera. Un piccolo gesto che dice però tantissimo sulle amicizie nate in quel periodo. Al punto che un altro compagno di naja è diventato, un paio d'anni più tardi, il mio testimone di nozze». L'adunata di Torino è stata l'occasione per incontrarlo nuovamente, ma anche per visitare tutti quei luoghi a cui Carlo Macalli è inevitabilmente legato.&lt;br /&gt;
	«Durante il servizio obbligatorio, ma anche nel 1978 e nel 1989 &amp;ndash; conclude &amp;ndash; ho girato parecchio: Cuneo, Susa, Mondovì, ma anche Auxl e Borgo San Dalmazio. A Torino ho comunque trascorso diverso tempo, soprattutto durante i corsi di aggiornamento legati ai richiami. Questa per me è aria di casa». Aria di Taurinense.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
	Emanuele Falchetti - L'Eco di Bergamo 08/05/2011&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	 &lt;/p&gt;</content>
	</entry>
	<entry>
		<title>A Torino sfila l'orgoglio degli alpini bergamaschi</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://sede.anabg.it/rassegna-stampa/29-anno-2011-semestre-1/242-a-torino-sfila-lorgoglio-degli-alpini-bergamaschi"/>
		<published>2011-05-17T14:11:22Z</published>
		<updated>2011-05-17T14:11:22Z</updated>
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		<author>
			<name>Rassegna Stampa</name>
		<email>roberto.bellavita@anabg.it</email>
		</author>
		<summary type="html">&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;Torino&lt;br /&gt;
	&lt;/strong&gt;Ultime, frenetiche ore di preparativi a Torino in vista della sfilata di oggi dei gruppi alpini provenienti da tutta Italia. Come sempre, l'arrivo delle penne nere rappresenta un evento unico e irripetibile. Non è una manifestazione paragonabile alle altre che hanno interessato Torino, prima capitale d'Italia: il 150° dell'Unità, ad esempio, o l'inizio del Giro d'Italia. Ma non è nemmeno mai uguale a se stessa, per cui risulta difficile il paragone tra questa adunata e quella dell'anno scorso, che tutti a Bergamo hanno ancora ben presente davanti agli occhi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;img alt=&quot;alt&quot; class=&quot;caption&quot; src=&quot;http://sede.anabg.it/images/stories/RassegnaStampa/folla.jpg&quot; title=&quot;Folla ieri in centro a Torino (foto ansa)&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;strong&gt;L'accoglienza della città&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	«Questa è una grande festa &amp;ndash; si sente dire in giro nelle strade del capoluogo piemontese &amp;ndash; gli alpini sono allegria e rappresentano la gente italiana. Siamo contenti ed orgogliosi di averli qui con noi».&lt;br /&gt;
	Torino si è gradualmente riempita di alpini dalla serata di giovedì. In realtà i primi arrivi massici si sono registrati da venerdì sera sino a ieri mattina. Guardando per le vie della città si nota meno tricolore rispetto a Bergamo, e lo fanno notare non solo le penne nere orobiche. Antonio Sarti, presidente della sezione di Bergamo non esita a dire con saggezza: «Torino è una grande città, qui il tricolore c'è, ma si nota meno che a Bergamo. D'altronde le grandi città hanno una caratteristiche diverse, in primis le dimensioni, che non permettono d'esprimere, come è avvenuto a Bergamo, un colore così unico». Il presidente nazionale dell'Ana Corrado Perona, piemontese doc, dice che «Bergamo è stata indimenticabile, ma anche questa adunata è già nella storia».&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;I bergamaschi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
	Gli alpini bergamaschi ne hanno anche approfittato per visitare musei, chiese, e una bella passeggiata fra gli ampi vialoni. Erano in molti, venerdì sera in piazza Castello, all'arrivo della bandiera di guerra, quando il cielo di Torino è stato attraversato dallo spettacolo delle Frecce Tricolori. C'era anche il colonnello Maurizio Plasso, che nel 1986, da soldato semplice, la portò nelle vie di Bergamo. «Fu un momento indimenticabile &amp;ndash; ricorda &amp;ndash;. Proprio come l'abbraccio caloroso delle migliaia di persone che applaudivano il passaggio della bandiera nelle vie di Bergamo».&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;La festa di settembre&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
	Fra le iniziative che hanno richiamato molta gente, la cittadella degli alpini, dove addirittura è stata ricostruita una postazione dei soldati presenti in Afghanistan. Nella giornata di ieri si è rinnovata l'atmosfera di festa e di ritrovo di tanti «ex» commilitoni, che ogni anno si ritrovano agli appuntamenti.&lt;br /&gt;
	E per gli alpini bergamaschi il tema ricorrente, quando si incontrano, è sempre lo stesso: a settembre vogliono regalare nuovamente alla nostra città e alla nostra terra una grande festa. I 90 anni di fondazione della sezione di Bergamo saranno certamente un altro grande momento di festa. Come quello di Torino di questi giorni. Dove ci sono gli alpini, si sa, è sempre un'occasione di allegria sana e sincera.&lt;br /&gt;
	Dunque oggi le migliaia di penne nere che sfileranno per le vie di Torino, con l'ormai immancabile coro «Bèrghem, Bèrghem» ci invitano nuovamente a tornare nella nostra città a settembre per un'altra occasione speciale: il loro 90° compleanno. Perché la festa continui.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
	Giuseppe Lupi - L'Eco di Bergamo 08/05/2011&lt;/p&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;Torino&lt;br /&gt;
	&lt;/strong&gt;Ultime, frenetiche ore di preparativi a Torino in vista della sfilata di oggi dei gruppi alpini provenienti da tutta Italia. Come sempre, l'arrivo delle penne nere rappresenta un evento unico e irripetibile. Non è una manifestazione paragonabile alle altre che hanno interessato Torino, prima capitale d'Italia: il 150° dell'Unità, ad esempio, o l'inizio del Giro d'Italia. Ma non è nemmeno mai uguale a se stessa, per cui risulta difficile il paragone tra questa adunata e quella dell'anno scorso, che tutti a Bergamo hanno ancora ben presente davanti agli occhi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;img alt=&quot;alt&quot; class=&quot;caption&quot; src=&quot;http://sede.anabg.it/images/stories/RassegnaStampa/folla.jpg&quot; title=&quot;Folla ieri in centro a Torino (foto ansa)&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;strong&gt;L'accoglienza della città&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	«Questa è una grande festa &amp;ndash; si sente dire in giro nelle strade del capoluogo piemontese &amp;ndash; gli alpini sono allegria e rappresentano la gente italiana. Siamo contenti ed orgogliosi di averli qui con noi».&lt;br /&gt;
	Torino si è gradualmente riempita di alpini dalla serata di giovedì. In realtà i primi arrivi massici si sono registrati da venerdì sera sino a ieri mattina. Guardando per le vie della città si nota meno tricolore rispetto a Bergamo, e lo fanno notare non solo le penne nere orobiche. Antonio Sarti, presidente della sezione di Bergamo non esita a dire con saggezza: «Torino è una grande città, qui il tricolore c'è, ma si nota meno che a Bergamo. D'altronde le grandi città hanno una caratteristiche diverse, in primis le dimensioni, che non permettono d'esprimere, come è avvenuto a Bergamo, un colore così unico». Il presidente nazionale dell'Ana Corrado Perona, piemontese doc, dice che «Bergamo è stata indimenticabile, ma anche questa adunata è già nella storia».&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;I bergamaschi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
	Gli alpini bergamaschi ne hanno anche approfittato per visitare musei, chiese, e una bella passeggiata fra gli ampi vialoni. Erano in molti, venerdì sera in piazza Castello, all'arrivo della bandiera di guerra, quando il cielo di Torino è stato attraversato dallo spettacolo delle Frecce Tricolori. C'era anche il colonnello Maurizio Plasso, che nel 1986, da soldato semplice, la portò nelle vie di Bergamo. «Fu un momento indimenticabile &amp;ndash; ricorda &amp;ndash;. Proprio come l'abbraccio caloroso delle migliaia di persone che applaudivano il passaggio della bandiera nelle vie di Bergamo».&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;La festa di settembre&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
	Fra le iniziative che hanno richiamato molta gente, la cittadella degli alpini, dove addirittura è stata ricostruita una postazione dei soldati presenti in Afghanistan. Nella giornata di ieri si è rinnovata l'atmosfera di festa e di ritrovo di tanti «ex» commilitoni, che ogni anno si ritrovano agli appuntamenti.&lt;br /&gt;
	E per gli alpini bergamaschi il tema ricorrente, quando si incontrano, è sempre lo stesso: a settembre vogliono regalare nuovamente alla nostra città e alla nostra terra una grande festa. I 90 anni di fondazione della sezione di Bergamo saranno certamente un altro grande momento di festa. Come quello di Torino di questi giorni. Dove ci sono gli alpini, si sa, è sempre un'occasione di allegria sana e sincera.&lt;br /&gt;
	Dunque oggi le migliaia di penne nere che sfileranno per le vie di Torino, con l'ormai immancabile coro «Bèrghem, Bèrghem» ci invitano nuovamente a tornare nella nostra città a settembre per un'altra occasione speciale: il loro 90° compleanno. Perché la festa continui.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
	Giuseppe Lupi - L'Eco di Bergamo 08/05/2011&lt;/p&gt;</content>
	</entry>
	<entry>
		<title>«La nostra prima volta all'adunata»</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://sede.anabg.it/rassegna-stampa/29-anno-2011-semestre-1/241-lla-nostra-prima-volta-alladunatar"/>
		<published>2011-05-17T14:05:44Z</published>
		<updated>2011-05-17T14:05:44Z</updated>
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		<author>
			<name>Rassegna Stampa</name>
		<email>roberto.bellavita@anabg.it</email>
		</author>
		<summary type="html">&lt;h2&gt;
	Antegnate, Cortenuova, Fara, Gerosa e Lallio «Noi, in marcia con l'emozione dei neofiti»&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	Sono cinque (sui 270 totali) i gruppi per i quali la partecipazione all'84ª adunata nazionale rappresenta la «prima volta». L'entusiasmo e l'orgoglio di poter sfilare con un proprio gagliardetto è comune ai capigruppo e iscritti di Antegnate, Cortenuova, Fara Gera D'Adda, Gerosa e Lallio (rigorosamente in ordine alfabetico).&lt;br /&gt;
	Tra i primi ad arrivare in Piemonte le penne nere di Lallio, il cui gruppo è stato inaugurato il 20 febbraio: «Il grosso è arrivato già venerdì &amp;ndash; spiega Stefano Lavè, capogruppo giunto fresco fresco ieri pomeriggio con il sindaco di Lallio Massimo Mastromattei, primo supporter del gruppo &amp;ndash;. Siamo sistemati a 15 chilometri da Torino, ospitati dal gruppo di Pianezza, che con gesto di grande fiducia ci ha dato le chiavi della propria sede». Un'amicizia nata tra i gruppi proprio lo scorso anno a Bergamo, quando i piemontesi furono ospitati nel campo sportivo di Lallio. «Stiamo pensando a un vero gemellaggio tra i due paesi» aggiunge Lavè. Com'è l'accoglienza dei torinesi? «A una prima impressione mi sembra ci siano meno tricolori che lo scorso anno: Lallio ne era ricoperta. E la popolazione appare meno calorosa. Ma io non sono ancora andato in città, mentre i miei alpini che erano in giro per Torino venerdì fino alle 3 hanno riferito che c'era meno gente del venerdì a Bergamo lo scorso anno. Ma non è strano: Bergamo è la madre degli alpini, non è un caso che sia la sezione più numerosa d'Italia». Come sarà sfilare per la prima volta con il gagliardetto proprio? «Un'emozione grande, domani saremo perfetti con la divisa nuova e il giubbino sezionale. Per i miei uomini una sola indicazione: cantare a voce alta l'inno d'Italia» conclude Lavè.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;img alt=&quot;alt&quot; class=&quot;caption&quot; src=&quot;http://sede.anabg.it/images/stories/RassegnaStampa/le frecce.jpg&quot; title=&quot;Le Frecce Tricolori sorvolano piazza Castello durante l´arrivo della bandiera di guerra. È l'inizio dell'adunata di Torino &quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;Partenza: domenica mattina&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
	Freschi d'inaugurazione anche gli alpini di Antegnate che hanno in programma di partire proprio questa mattina: 20 persone tra penne nere ed amici guidati dal capogruppo 75enne Gianfranco Cantoni, anche lui alla prima adunata: «E pensare che lo scorso anno ho seguito la sfilata in tv e non sono andato in città».&lt;br /&gt;
	Levataccia alle 5 anche per il gruppo di Fara Gera d'Adda che intende arrivare presto a Torino per non perdersi la sfilata della compagnia di alpini in armi: «Partiamo con un pullman di amici e 25 degli alpini iscritti al gruppo. Portiamo anche tavolini, salami e vino. Molti di noi non sono mai stati alla manifestazione nazionale &amp;ndash; dice il capogruppo Fausto Bana &amp;ndash;. Abbiamo iscritti giovani». Tra loro anche Giuseppe Petrò, 21enne, arruolato a Brunico. La sua compagnia potrebbe essere quella che aprirà l'adunata di domani: «Non siamo certi che ci sia, ma sarebbe bello» dice Bana. A dire il vero l'inaugurazione del gruppo sarà il 2 giugno, ma Bana si è sincerato di poter far sfilare i suoi già col gagliardetto. «Per me la nascita del gruppo è una bella esperienza, quasi mi stupisco di essere riuscito a organizzarlo».&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;Entusiasmo alle stelle&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
	Non ancora inaugurato invece il gruppo di Cortenuova: «L'entusiasmo per questa prima manifestazione è tanto, oggi raggiungerò i miei alpini già partiti in 7 o 8» spiega il capogruppo Giuseppe Ranghetti.&lt;br /&gt;
	L'entusiasmo è alle stelle anche per gli alpini di Gerosa. «C'è molta allegria e i tricolori aumentano man mano ci si avvicina alla città &amp;ndash; racconta al telefono a fatica Giuseppe Pellegrini, perché le voci sono sovrastate dai canti &amp;ndash;. Siamo alloggiati a 7 chilometri da Torino con gli amici di Brembilla e Taleggio».&lt;br /&gt;
	Non c'è dubbio che oggi tutti questi alpini si commuoveranno un po' vedendo il loro gagliardetto partecipare alla manifestazione nazionale più importante, una sorta di prova generale, per la sfilata sezionale a Bergamo, che a settembre celebrerà il 90° anniversario della fondazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
	Laura Arnoldi - L'Eco di Bergamo 08/05/2011&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;h2&gt;
	Antegnate, Cortenuova, Fara, Gerosa e Lallio «Noi, in marcia con l'emozione dei neofiti»&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	Sono cinque (sui 270 totali) i gruppi per i quali la partecipazione all'84ª adunata nazionale rappresenta la «prima volta». L'entusiasmo e l'orgoglio di poter sfilare con un proprio gagliardetto è comune ai capigruppo e iscritti di Antegnate, Cortenuova, Fara Gera D'Adda, Gerosa e Lallio (rigorosamente in ordine alfabetico).&lt;br /&gt;
	Tra i primi ad arrivare in Piemonte le penne nere di Lallio, il cui gruppo è stato inaugurato il 20 febbraio: «Il grosso è arrivato già venerdì &amp;ndash; spiega Stefano Lavè, capogruppo giunto fresco fresco ieri pomeriggio con il sindaco di Lallio Massimo Mastromattei, primo supporter del gruppo &amp;ndash;. Siamo sistemati a 15 chilometri da Torino, ospitati dal gruppo di Pianezza, che con gesto di grande fiducia ci ha dato le chiavi della propria sede». Un'amicizia nata tra i gruppi proprio lo scorso anno a Bergamo, quando i piemontesi furono ospitati nel campo sportivo di Lallio. «Stiamo pensando a un vero gemellaggio tra i due paesi» aggiunge Lavè. Com'è l'accoglienza dei torinesi? «A una prima impressione mi sembra ci siano meno tricolori che lo scorso anno: Lallio ne era ricoperta. E la popolazione appare meno calorosa. Ma io non sono ancora andato in città, mentre i miei alpini che erano in giro per Torino venerdì fino alle 3 hanno riferito che c'era meno gente del venerdì a Bergamo lo scorso anno. Ma non è strano: Bergamo è la madre degli alpini, non è un caso che sia la sezione più numerosa d'Italia». Come sarà sfilare per la prima volta con il gagliardetto proprio? «Un'emozione grande, domani saremo perfetti con la divisa nuova e il giubbino sezionale. Per i miei uomini una sola indicazione: cantare a voce alta l'inno d'Italia» conclude Lavè.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;img alt=&quot;alt&quot; class=&quot;caption&quot; src=&quot;http://sede.anabg.it/images/stories/RassegnaStampa/le frecce.jpg&quot; title=&quot;Le Frecce Tricolori sorvolano piazza Castello durante l´arrivo della bandiera di guerra. È l'inizio dell'adunata di Torino &quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;Partenza: domenica mattina&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
	Freschi d'inaugurazione anche gli alpini di Antegnate che hanno in programma di partire proprio questa mattina: 20 persone tra penne nere ed amici guidati dal capogruppo 75enne Gianfranco Cantoni, anche lui alla prima adunata: «E pensare che lo scorso anno ho seguito la sfilata in tv e non sono andato in città».&lt;br /&gt;
	Levataccia alle 5 anche per il gruppo di Fara Gera d'Adda che intende arrivare presto a Torino per non perdersi la sfilata della compagnia di alpini in armi: «Partiamo con un pullman di amici e 25 degli alpini iscritti al gruppo. Portiamo anche tavolini, salami e vino. Molti di noi non sono mai stati alla manifestazione nazionale &amp;ndash; dice il capogruppo Fausto Bana &amp;ndash;. Abbiamo iscritti giovani». Tra loro anche Giuseppe Petrò, 21enne, arruolato a Brunico. La sua compagnia potrebbe essere quella che aprirà l'adunata di domani: «Non siamo certi che ci sia, ma sarebbe bello» dice Bana. A dire il vero l'inaugurazione del gruppo sarà il 2 giugno, ma Bana si è sincerato di poter far sfilare i suoi già col gagliardetto. «Per me la nascita del gruppo è una bella esperienza, quasi mi stupisco di essere riuscito a organizzarlo».&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;Entusiasmo alle stelle&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
	Non ancora inaugurato invece il gruppo di Cortenuova: «L'entusiasmo per questa prima manifestazione è tanto, oggi raggiungerò i miei alpini già partiti in 7 o 8» spiega il capogruppo Giuseppe Ranghetti.&lt;br /&gt;
	L'entusiasmo è alle stelle anche per gli alpini di Gerosa. «C'è molta allegria e i tricolori aumentano man mano ci si avvicina alla città &amp;ndash; racconta al telefono a fatica Giuseppe Pellegrini, perché le voci sono sovrastate dai canti &amp;ndash;. Siamo alloggiati a 7 chilometri da Torino con gli amici di Brembilla e Taleggio».&lt;br /&gt;
	Non c'è dubbio che oggi tutti questi alpini si commuoveranno un po' vedendo il loro gagliardetto partecipare alla manifestazione nazionale più importante, una sorta di prova generale, per la sfilata sezionale a Bergamo, che a settembre celebrerà il 90° anniversario della fondazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
	Laura Arnoldi - L'Eco di Bergamo 08/05/2011&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;</content>
	</entry>
	<entry>
		<title>Alpini, 80 mila tricolori da Bergamo</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://sede.anabg.it/rassegna-stampa/29-anno-2011-semestre-1/240-alpini-80-mila-tricolori-da-bergamo"/>
		<published>2011-05-17T13:59:09Z</published>
		<updated>2011-05-17T13:59:09Z</updated>
		<id>http://sede.anabg.it/rassegna-stampa/29-anno-2011-semestre-1/240-alpini-80-mila-tricolori-da-bergamo</id>
		<author>
			<name>Rassegna Stampa</name>
		<email>roberto.bellavita@anabg.it</email>
		</author>
		<summary type="html">&lt;h2&gt;
	Per l'adunata di Torino vessilli prodotti in Val Seriana: «Commesse che ci riempiono d'orgoglio» Nel capoluogo piemontese previste 10 mila penne nere orobiche. Ieri inaugurata la Cittadella&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	Qualcuno ieri mugugnava già che di tricolori a Torino non se ne vedevano poi così tanti, che rispetto a Bergamo non c'è nemmeno paragone e che almeno a livello di bandiere l'adunata 2010 ce la possiamo solo sognare. Sarà anche vero ed è anche comprensibile visto che il capoluogo piemontese è almeno il triplo di quello orobico e tappezzare di bianco, rosso e verde una superficie tanto ampia non è poi così facile. La nota positiva però è che gli 80 mila vessilli distribuiti, assieme a 350 striscioni, dalla locale sezione dell'Ana &amp;ndash; 60 mila in meno rispetto allo scorso anno &amp;ndash; sono tutti targati Bergamo. A realizzarli ci ha pensato, proprio come nel 2010, la Sitip Spa di Cene assieme alla Tessitura fratelli Gelmi di Leffe. La prima azienda ha fornito il tessuto, la seconda si è occupata dello stampaggio e del confezionamento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;img alt=&quot;alt&quot; class=&quot;caption&quot; src=&quot;http://sede.anabg.it/images/stories/RassegnaStampa/alpini sfilano.jpg&quot; title=&quot;Alpini sfilano con il tricolore durante l´adunata dell´anno scorso a Bergamo&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;Come per i Mille&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
	Una collaborazione che nasce in Val Seriana, territorio nel quale furono fabbricate anche le famose camicie rosse per i Mille di Garibaldi all'epoca. Nell'anno in cui si celebra il 150° dell'Unità d'Italia una bella coincidenza. «A parte l'aspetto economico &amp;ndash; sottolinea Roberto Gelmi, titolare dell'omonima tessitura nonché alpino in procinto di partire per l'adunata &amp;ndash; queste commesse riempiono il cuore d'orgoglio. Quest'anno ne abbiamo ricevute parecchie soprattutto grazie alle celebrazioni dello scorso marzo, quella delle Penne nere però è imbattibile».&lt;br /&gt;
	«Una grande soddisfazione &amp;ndash; ribadisce Edigio Cassera, responsabile vendite Italia della Sitip &amp;ndash; non capita tutti i giorni di contribuire a colorare con il tricolore una città come Torino nell'anno del 150° dell'Unità».&lt;br /&gt;
	Ottantamila bandiere, 10 mila alpini. La contabilità orobica per l'adunata 2011, insomma, è presto fatta. E se il massimo dell'affluenza si registrerà domani quando a partire dalle 9 è prevista la sfilata di 70-80 mila Penne nere lungo le vie del centro, ieri i bergamaschi presenti nella città sabauda erano già parecchi.&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;Tanti a Venaria&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
	«Alla reggia di Venaria &amp;ndash; conferma Natale Bertuletti del gruppo di Campagnola &amp;ndash; ne ho incontrati davvero tanti e sono sicuro che nelle prossime ore il numero è destinato ad aumentare abbondantemente». L'onda lunga del 2010, si dice. Un'adunata che, oltre a essere rimasta nella storia alpina come una delle più partecipate, ha infuso un grande entusiasmo anche a livello associativo. Nel frattempo anche Torino sta scaldando i motori. Dopo l'alzabandiera in piazza Castello, momento clou della giornata di ieri, il programma ha visto l'inaugurazione della Cittadella degli alpini allestita con i mezzi ed equipaggiamento in dotazione alle truppe presso i Giardini reali, l'arrivo della bandiera di guerra del 3° reggimento alpini e del labaro dell'Ana in piazza Carignano e l'inaugurazione del parco delle rimembranze dopo i lavori di sistemazione svolti dai volontari della Protezione civile della stessa Associazione nazionale alpini.&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;Il programma&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
	Oggi? Giornata ancora più piena se possibile. Accanto alle tante iniziative legate alle Penne nere &amp;ndash; tra cui il lancio dei parà, meteo permettendo, in piazza Castello alle 12, la messa in suffragio dei caduti in piazzetta Reale alle 17 e le esibizioni di cori e fanfare in serata &amp;ndash;, il programma prevede anche la partenza del Giro d'Italia con una crono che si svolgerà proprio in città. Non a caso ieri la bandiera di guerra è sfilata accanto alle maglie rosa dei ciclisti presenti per l'atteso evento sportivo. Attorno altri 80 mila tricolori. Tutti targati Bergamo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
	Emanuele Falchetti - L'Eco di Bergamo - 07/05/2011&lt;br /&gt;
	 &lt;/p&gt;</summary>
		<content type="html">&lt;h2&gt;
	Per l'adunata di Torino vessilli prodotti in Val Seriana: «Commesse che ci riempiono d'orgoglio» Nel capoluogo piemontese previste 10 mila penne nere orobiche. Ieri inaugurata la Cittadella&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	Qualcuno ieri mugugnava già che di tricolori a Torino non se ne vedevano poi così tanti, che rispetto a Bergamo non c'è nemmeno paragone e che almeno a livello di bandiere l'adunata 2010 ce la possiamo solo sognare. Sarà anche vero ed è anche comprensibile visto che il capoluogo piemontese è almeno il triplo di quello orobico e tappezzare di bianco, rosso e verde una superficie tanto ampia non è poi così facile. La nota positiva però è che gli 80 mila vessilli distribuiti, assieme a 350 striscioni, dalla locale sezione dell'Ana &amp;ndash; 60 mila in meno rispetto allo scorso anno &amp;ndash; sono tutti targati Bergamo. A realizzarli ci ha pensato, proprio come nel 2010, la Sitip Spa di Cene assieme alla Tessitura fratelli Gelmi di Leffe. La prima azienda ha fornito il tessuto, la seconda si è occupata dello stampaggio e del confezionamento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;img alt=&quot;alt&quot; class=&quot;caption&quot; src=&quot;http://sede.anabg.it/images/stories/RassegnaStampa/alpini sfilano.jpg&quot; title=&quot;Alpini sfilano con il tricolore durante l´adunata dell´anno scorso a Bergamo&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;Come per i Mille&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
	Una collaborazione che nasce in Val Seriana, territorio nel quale furono fabbricate anche le famose camicie rosse per i Mille di Garibaldi all'epoca. Nell'anno in cui si celebra il 150° dell'Unità d'Italia una bella coincidenza. «A parte l'aspetto economico &amp;ndash; sottolinea Roberto Gelmi, titolare dell'omonima tessitura nonché alpino in procinto di partire per l'adunata &amp;ndash; queste commesse riempiono il cuore d'orgoglio. Quest'anno ne abbiamo ricevute parecchie soprattutto grazie alle celebrazioni dello scorso marzo, quella delle Penne nere però è imbattibile».&lt;br /&gt;
	«Una grande soddisfazione &amp;ndash; ribadisce Edigio Cassera, responsabile vendite Italia della Sitip &amp;ndash; non capita tutti i giorni di contribuire a colorare con il tricolore una città come Torino nell'anno del 150° dell'Unità».&lt;br /&gt;
	Ottantamila bandiere, 10 mila alpini. La contabilità orobica per l'adunata 2011, insomma, è presto fatta. E se il massimo dell'affluenza si registrerà domani quando a partire dalle 9 è prevista la sfilata di 70-80 mila Penne nere lungo le vie del centro, ieri i bergamaschi presenti nella città sabauda erano già parecchi.&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;Tanti a Venaria&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
	«Alla reggia di Venaria &amp;ndash; conferma Natale Bertuletti del gruppo di Campagnola &amp;ndash; ne ho incontrati davvero tanti e sono sicuro che nelle prossime ore il numero è destinato ad aumentare abbondantemente». L'onda lunga del 2010, si dice. Un'adunata che, oltre a essere rimasta nella storia alpina come una delle più partecipate, ha infuso un grande entusiasmo anche a livello associativo. Nel frattempo anche Torino sta scaldando i motori. Dopo l'alzabandiera in piazza Castello, momento clou della giornata di ieri, il programma ha visto l'inaugurazione della Cittadella degli alpini allestita con i mezzi ed equipaggiamento in dotazione alle truppe presso i Giardini reali, l'arrivo della bandiera di guerra del 3° reggimento alpini e del labaro dell'Ana in piazza Carignano e l'inaugurazione del parco delle rimembranze dopo i lavori di sistemazione svolti dai volontari della Protezione civile della stessa Associazione nazionale alpini.&lt;br /&gt;
	&lt;strong&gt;Il programma&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
	Oggi? Giornata ancora più piena se possibile. Accanto alle tante iniziative legate alle Penne nere &amp;ndash; tra cui il lancio dei parà, meteo permettendo, in piazza Castello alle 12, la messa in suffragio dei caduti in piazzetta Reale alle 17 e le esibizioni di cori e fanfare in serata &amp;ndash;, il programma prevede anche la partenza del Giro d'Italia con una crono che si svolgerà proprio in città. Non a caso ieri la bandiera di guerra è sfilata accanto alle maglie rosa dei ciclisti presenti per l'atteso evento sportivo. Attorno altri 80 mila tricolori. Tutti targati Bergamo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;
	 &lt;/p&gt;
&lt;p style=&quot;text-align: right;&quot;&gt;
	Emanuele Falchetti - L'Eco di Bergamo - 07/05/2011&lt;br /&gt;
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