Sfilano gli alpini: ecco l'Italia unita Stampa

A Torino un milione di persone per l'adunata. Orgoglio bergamasco con 5 mila veci e bocia

 

Dal Nord al Sud Striscioni e slogan da tutte le regioni per ricordare l'anniversario dell'Unità e il suo significato sempre attuale. L'entusiasmo della gente e delle istituzioni

 

Un milione di persone ha invaso Torino nel fine settimana dell’adunata degli alpini dedicata al 150° anniversario dell’Unità d’Italia. E il Tricolore è stato il grande protagonista per le 12 ore della sfilata finale (90 mila le penne nere scese in strada, 5 mila delle quali bergamasche, a formare un serpentone lungo 4 chilometri) in una città vestita di bianco, rosso e verde, fra due ali di folla che applaudiva senza sosta facendo dire al sindaco, Sergio Chiamparino, che «con oggi, Torino si è conquistata, senza dubbi, il ruolo di capitale delle celebrazioni dell’Unità d’Italia».

E all’entusiasmo della gente si è unito quello dei rappresentanti delle istituzioni, con il ministro della Difesa Ignazio La Russa in prima fila. Striscioni e vessilli di tutte le forme e dimensioni hanno richiamato l’Unità, anche con  qualche riferimento a polemiche e discussioni. «I nostri padri ci hanno resi liberi, a noi rimanere uniti», afferma l’Ana di Udine; da Pordenone arriva «Fratelli d’Italia, impegniamoci ad esserlo»; «Siamo qui per l’Italia»; «Torino, Trento, Trieste - Tre "T" per l’Unità d’Italia», fino allo striscione che, alle 9 ha aperto la sfilata: «A Torino per l’Italia». Tanta ammirazione per l’alpino più anziano, Cristiano Dal Pozzo, 98 anni, di Rotzo (Vicenza), reduce della guerra d’Abissinia che ha sfilato su una carrozzella. La gente assiepata lungo la strada gli ha tributato lunghi applausi.

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Gli alpini bergamaschi in prima fila

Un successo il raduno: «A Torino per l'Italia» Il presidente Sarti: l'onda lunga della nostra adunata

E ora per le penne nere di casa nostra (sezione che si conferma da record con i suoi 21 mila iscritti) si prepara un altro grande momento di festa: i novant’anni della sezione Ana di Bergamo, che saranno celebrati a settembre.

nell'anno del 150° dell'Unità d'Italia, in un clima politico non certo fantastico, con il presidente della Repubblica che un giorno sì e l'altro pure deve intervenire invitando a ricucire gli strappi, il messaggio delle penne nere è chiaro: «A Torino per l'Italia», recita lo striscione con cui alle 9 in punto, sulle note del «Trentatrè», si apre l'ottantaquattresima adunata lungo Corso Vittorio Emanuele.
Tutta l'Italia. Non solo il fiume in piena del Nord che anche ieri ha fatto la parte del leone con migliaia e migliaia di alpini provenienti dalla Lombardia, dal Veneto, dal Friuli e dal Piemonte tanto per citare i serbatoi delle penne nere più capaci, ma anche la Sicilia, la Sardegna, l'Abruzzo e il Lazio che fanno da apripista a inizio giornata.
Torino una Napoli che va in montagna? Venditti, che così cantava negli anni Ottanta, direbbe di sì, ma qui l'emigrazione del dopoguerra non c'entra e, soprattutto, non ci sono solo gli alpini partenopei, ma anche quelli di Roma, Latina, l'Aquila e di tutte quelle sezioni che, pur non rappresentando granché in termini numerici, sono comunque un pezzo importante nella storia del Corpo. La gente li applaude, si riscalda anche Torino, che all'inizio con gli alpini è un po' freddina e, alla fine, capisci anche perché la proposta di legge per incentivare il reclutamento dei volontari nel Nord Italia, quella avanzata dal centrodestra e su cui la Lega con Davide Caparini batte ormai da tempo, nell'anno del 150° non abbia ottenuto molto successo: bocciata per otto voti in Parlamento a marzo e attualmente nei cassetti della Commissione difesa.

 

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Il ministro boccia gli incentivi
«Incentivi agli alpini settentrionali? Non credo sia questa la strada migliore – liquida la questione il ministro della Difesa Ignazio La Russa –, meglio intervenire sul versante culturale e continuare con il progetto della mini naja avviato lo scorso anno».
«Noi come associazione – rincara la dose il presidente dell'Ana nazionale, Corrado Perona – non siamo stati nemmeno interpellati, il testo non tiene conto delle nostre opinioni e del lavoro che da anni svolgiamo per riequilibrare la situazione». «È una buona legge», gli ribatte a distanza il governatore della Regione Piemonte Roberto Cota, trovando manforte sempre sul fronte leghista anche tra le giovani leve: «Mi auguro che possa riprendere il suo iter – aggiunge Fausto Carrara, assessore provinciale di Bergamo alla Protezione civile, mentre sfila con la fascia blu alla testa di un centinaio di sindaci arrivati a Torino con un autobus organizzato proprio da via Tasso –: per capirne le motivazioni basta riflettere un minimo sul numero di questi alpini e sul senso di appartenenza che esprimono».
Già: quanti sono gli alpini bergamaschi? Una marea. Come sempre: circa 5 mila penne nere (numero che raddoppia considerando familiari ed amici) che ondeggiano tra le vie di Torino, mentre la gente li acclama come fossero delle rockstar. Vertici sezionali a parte, i primi tre a sfilare sono sempre i soliti: Renato Bernenni di Oltre il Colle, Pierlorenzo Tiraboschi di Zambla Alta e Virgilio Bresciani di Bergamo.

La Bergamo dei record
Arrivano in Corso Ferraris per l'ammassamento di primo mattino e non mollano l'osso fino alle 14,55 quando cioè il gruppone si muove compatto alla volta di Corso Vittorio Emanuele. Quando arriva in piazza San Carlo sono le 15,35 e per sfilare sotto il palco delle autorità – dove a rendere loro omaggio ci sono, tra gli altri, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, il capo di stato maggiore della Difesa Biagio Abrate e il Capo di stato maggiore dell'Esercito, Giuseppe Salotto – ci impiegheranno 33 minuti netti: «È la Bergamo dei record», annuncia lo speaker Francesco Brighenti, bergamasco pure lui: la sezione orobica ha novant'anni (che verranno festeggiati il prossimo settembre) e 21 mila soci.
«L'adunata dello scorso anno – gongola il presidente Antonio Sarti – ci ha fatto un gran bene: questa è l'onda lunga, una partecipazione straordinaria che lascia ben sperare per il futuro». Anche il presente, però, non è affatto male. Per dirla ancora con Venditti: «Torino non è soltanto un nome, Torino è un coro grande di persone».

 

Emanuele Falchetti L'Eco di Bergamo 09/05/2011