Nel gelo del Don per insegnare italiano ai bimbi Stampa

Gianna Valsecchi, interprete di Brignano, in Russia A Rossosch anche lezioni di cucina. Con la polenta.

Rossosch
È grazie alla ferrea volontà di un'interprete di Brignano che i ragazzi russi del Medio Don hanno la possibilità di seguire i corsi di lingua e cultura italiana. Gianna Valsecchi, non appena ha un momento libero, si precipita a Rossosch, dove i volontari dell'Associazione nazionale alpini hanno edificato una scuola d'infanzia, dove sorgeva durante la Seconda guerra mondiale il Comando italiano. Un'ala dell'edificio è stata destinata al Centro studi di lingua, mentre l'altra al Museo del Medio Don del professor Alim Morozov.
 

alt

 

 

alt

 

 

Sacrificio e passione
Sorridente, simpatica, alla mano, Valsecchi ci fa visitare l'aula dove tiene le sue lezioni. Poi, mentre sorseggia un buon caffè, ci racconta la sua storia, fatta di impegno, sacrificio, ma anche di soddisfazioni per i risultati ottenuti in questi anni. Operare in condizioni così difficili, senza aiuti da parte delle istituzioni ufficiali, non è una cosa da tutti. Sono solo la sua passione ed il supporto sporadico delle sezioni dell'Ana ad aver realizzato questo piccolo miracolo. «Durante la costruzione dell'asilo, tra il 1992 ed il 1993 – esordisce la professoressa Valsecchi - ho lavorato come interprete. Poi, quasi per scherzo, il sindaco di Rossosch e il presidente della provincia mi hanno chiesto se volessi tenere dei corsi intensivi, che sono stati organizzati per la prima volta nel 1998. Molta gente di qui era interessata. In cambio le autorità mi hanno offerto un mini-compenso oltre che vitto ed alloggio». Quando ci incontrammo, otto anni fa, mi raccontò dell'entusiasmo che circondava questa iniziativa anche in Italia. «Sì. Nei primi anni ero riuscita a trovare dei laureandi di russo dell'Università di Bergamo che mi davano una mano. Loro facevano esperienza sia di insegnamento a degli studenti stranieri che di perfezionamento del russo». Si ricorda chi venne ad aiutarla? «La prima volta erano tre ragazze. Melissa, Barbara e Monica vennero per Natale e Capodanno. Quell'anno avevamo diviso gli studenti in tre gruppi a seconda del livello. Erano una quarantina con lezioni al mattino ed al pomeriggio». Lei vive gran parte dell'anno in Italia o è in giro per il suo lavoro. Come ha organizzato le lezioni qui a Rossosch? «I corsi intensivi si tengono generalmente in inverno nelle vacanze di fine anno che in Russia si protraggono generalmente fino a metà gennaio e in estate durante il periodo delle ferie». Poi sono iniziate ad addensarsi delle nubi, mi è stato riferito. «Sì. L'entusiasmo è calato e sono iniziati i problemi. Ossia i viaggi e i visti hanno cominciato a costare sempre di più, mentre il numero degli aiutanti si è fatto più scarso. Dal 2005 al 2007 sono stata costretta a ridurre la mia presenza alla sola estate. Nel 2008 gli alpini della sezione di Vicenza ci hanno sostenuto finanziariamente. Per fortuna, riesco a conciliare il lavoro di interprete con l'impegno a Rossosch».
 

Lezioni via Skype
E in questo anno scolastico come vanno le cose? «Mesi fa ho portato in Italia alcune piastrine che sono state consegnate al Museo del Medio Don. Gli alpini di Venezia sono venuti a conoscenza dei nostri problemi con i corsi e per la festività di Santa Lucia ci hanno fatto consegnare una busta per le spese di viaggio. Così anche quest'inverno siamo riusciti a non far perdere le lezioni agli studenti. Altrimenti avremmo dovuto accontentarci di usare Skype, come facciamo di solito una volta alla settimana nei periodi in cui sono in Italia». Se capisco bene insegna ai suoi allievi oltre che la lingua anche la nostra cultura. «Cucina soprattutto. Mi sono portata dietro la farina per fare la polenta. Chiaramente propongo piatti semplici che possono essere replicati anche qui. Voglio proporre un'antica ricetta del paese di mio padre: polenta con fagioli e cipolle». E i bambini dell'asilo? «Fino a due anni fa una collega russa dell'asilo insegnava ai bambini sia l'inglese che l'italiano. Adesso è stata trasferita. Ce n'è una nuova che non conosce la nostra lingua, ma la vuole imparare. In passato i bambini cantavano e giocavano per circa un'ora al giorno in italiano».
Per dare stabilità a questa iniziativa «sarebbe stato bello che Rossosch fosse riuscita a gemellarsi con qualche nostra città. Ci sono stati dei contatti con Conegliano Veneto, ma non se n'è fatto niente. Le strutture ufficiali, quale ad esempio la Dante Alighieri, non ci hanno sostenuto. Per il futuro mi piacerebbe trovare a Rossosch un'allieva che insegnasse bene l'italiano, quando non potrò più venire qui e un responsabile serio per gestire questa realtà».

 

Giuseppe D'Amato - L'Eco di Bergamo 19/01/2011